quasi fosse una lettera (dinotte)
iltrenoavapore @ giugno 25, 2009 01:11
"Antichissima madre, tanto tutta morta quanto tutta dimenticata, io sono ancora qui a rastrellare l'erba che non c'è. Quanto ce ne sia stata un tempo sapesti, e soffristi, senza ch'io me ne prendessi cura, di quel soffrire. Andai, proprio per il verde dell'erba, e non tornai e nulla del tuo irrughire conobbi. Nulla. Cosa sia o cosa possa essere un figlio, io non l'ho mai saputo. C'erano spazi, allora, che pareva chiedessero d'essere ricoperti, ed io ero giovane ed infilzato e da tutti gli ardori di cui grondava la storia (oggi muta) e dalle private voraci baldanze.  Nessun posto per te, la grande dimenticata. E quando ti tornai fù quasi solo per dovere, e s'era fatto tardi.

Venni a sapere, dopo, che mi seguisti per quanto ti fu possibile, e mi dissero che gioisti per quanto attribuitomi di successo e che penasti per qualche mia difficile evenienza. Forse ti fui figlio tanto quanto non seppi riconoscerti come madre. E' che io non so cosa sia o cosa possa essere una madre.

Vecchio e disossato, non so di che scusarmi, né se dovrei. E verso chi, poi? Tu non esisti. Esiste questo mio lento smembrasi in una sorta di debolezza che non è solo fisica. Io non so resuscitare i miti, e neppure i morti. Non esistono, né i mti né i morti. Dunque non "addio" né altro.

25 giugno 2009: è andata così.

Mario"

in: aria, acqua
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#1    29 Giugno 2009 - 15:37
 
:-)
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